Le nuove sfide? Digital e food delivery

Mc Donald's
Mc Donald's / I nuovi locali puntano anche sulla digital experience.
Venerdì
26.07.2019
Mario Federico, amministratore delegato di McDonald’s Italia, racconta i piani di sviluppo e le nuove sfide del network di fast food.
 

Quando ti trovi a spiegare che cos’è il franchising a chi non è esperto del settore, per farti capire quasi inevitabilmente finisci con il dire “Hai presente McDonald’s?”. E quando il tuo interlocutore crede di aver compreso una spiegazione di questa formula di impresa, tendenzialmente si illumina ed esclama ‘ah, tipo McDonald’s!’. Con quasi seicento ristoranti in tutta Italia, la nota rete di fast food, è oggi presente in maniera capillare sul territorio e copre in modo uniforme il nostro Paese. Con Mario Federico, amministratore delegato di McDonald’s Italia, abbiamo parlato di piani di sviluppo e nuove sfide.

Quali sono le strategie di adattamento al mercato italiano, in termini di prodotto, di format e di formula franchising?

L’Italia è un paese in cui l’attenzione verso la qualità del cibo è particolarmente elevata. I nostri ingredienti provengono da aziende che per l’80% si trovano in Italia e da più di dieci anni abbiamo intrapreso un percorso di valorizzazione delle eccellenze italiane grazie agli accordi con i consorzi degli ingredienti tipici, DOP e IGP, che i nostri consumatori mostrano di amare particolarmente. Un altro elemento che ci lega molto alle consuetudini del nostro Paese è il McCafé, la nostra catena di caffetterianella quale offriamo, per colazione ma anche lungo tutta la giornata, caffè, spremute, bevande calde e fredde e dolci della tradizione italiana, da fornitori italiani.

La digitalizzazione è un asset sempre più importante per ogni azienda, come la affronta McDonald's Italia?  

Siamo un’azienda innovativa e pionieristica per definizione. In Italia abbiamo un milione di clienti al giorno e non è possibile pensare di non dare loro ascolto. In questi anni stiamo compiendo un’importante trasformazione della nostra rete di ristoranti secondo il modello EOTF (Experience Of The Future). Questa formula introduce modifiche sostanziali nei ristoranti, sia a livello di servizio, sia a livello di preparazione dei prodotti e l’innovazione tecnologica è uno dei fattori più rilevanti di questo nuovo modello. Le ordinazioni vengono ora fatte attraverso i chioschi digitali, schermi touch screen che comunicano direttamente con le cucine consentendo una preparazione dei prodotti scelti solo al momento dell’ordine. Il digitale non è solo un driver di successo in termini di layout ed efficienza, ma anche in termini di user experience.  Basti pensare alla nostra app, grazie alla quale tutti gli utenti registrati possono contare ogni giorno su offerte diverse e personalizzate.

Dal suo osservatorio privilegiato, quali tendenze individua nel settore della ristorazione in Italia e anche a livello internazionale?

Per chi opera nel settore della ristorazione oggi ci sono alcune sfide da cui è impossibile prescindere. Oltre alla digitalizzazione già menzionata, bisogna considerare la sfida della food delivery, un trend in continua crescita che attira un numero sempre maggiore di italiani. Per questo come McDonald’s stiamo lavorando per implementare il servizio nella nostra rete e accrescere il numero di ristoranti coinvolti.

Quali sono le strategie di sviluppo future nel nostro Paese

Per quest’anno abbiamo in programma l’apertura di 25 ristoranti in tutta Italia e l’assunzione di 2.300 persone, che si andranno ad aggiungere alle 23mila già presenti. Non solo, continueremo nelle collaborazioni con i consorzi di tutela dei prodotti tipici italiani, in modo da implementare la nostra offerta con le materie prime DOP e IGP.

Che tipo di affiliato cercate? Dove e come si effettua il recruiting di imprenditori con una alta capacità di investimento

Gestire un ristorante McDonald’s significa entrare a far parte di un business dinamico e in crescita, che si contraddistingue per la forte visibilità di un brand conosciuto in tutto il mondo. Essere un licenziatario McDonald’s significa essere tutti i giorni in prima linea nei ristoranti insieme al proprio staff, sviluppando anche una spiccata sensibilità nell’organizzazione di iniziative locali a supporto delle vendite. Il primo punto di contatto con gli aspiranti licenziatari è in genere il nostro sito. Da qui parte il percorso di selezione, che prevede una serie di colloqui con l’azienda e un percorso formativo “sul campo” della durata di circa 12 mesi.

E’ ancora valido il mito del ragazzo che entra da McDonald's come lavapiatti e poi fa carriera all'interno del punto vendita, fino, magari, ad aprirne uno suo?

Direi di sì, come prova il fatto che oggi moltissimi dei nostri licenziatari hanno alle spalle questo percorso interno e che più del 50 per cento di chi lavora in sede ha iniziato all’interno di uno dei nostri ristoranti.

Ha visto il film 'The Founder'? Se sì, che cosa è rimasto dei fondatori nel McDonald's attuale?

Certamente conosco il film. Senza ombra di dubbio posso affermare che è rimasta la passione nel lavoro e soprattutto l’attenzione verso i dettagli per la piena soddisfazione dei consumatori. L’attento ascolto del cliente è infatti uno degli elementi che maggiormente caratterizza McDonald’s oggi.

Che cosa trova sfidante nel suo ruolo? E la sua soddisfazione più grande?

Sono alla guida della più grande catena di ristorazione in Italia, il Paese in cui il settore gode del maggior prestigio al mondo. Da me ci si aspetta una forte capacità di immaginare e realizzare il futuro, cogliendo tutte le principali sfide che la nostra epoca impone. Il mio è un ruolo sfidante di per sé. Sono soddisfatto e orgoglioso di quello che ho costruito, ma non intendo fermarmi: il futuro ha ancora in serbo moltissime sfide per McDonald’s, per me e per tutta la mia squadra.

 


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